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Orso
A livello

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Inviato: Domenica 16 Mag 2010, 19:33 |
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Da Il Mattino:
NAPOLI (16 maggio) - Caos Poggioreale. Il cimitero napoletano nella bufera: dopo la denuncia di una tomba profanata all’interno dell’arciconfraternita Santa Maria della Vittoria e San Giuseppe a Chiaia - ricostruita dal «Mattino» in base alla denuncia presentata alla Procura della Repubblica - emergono nuovi particolari sullo scandalo della gestione del principale camposanto cittadino.
Ora spunta anche la pista delle bare che vengono «riciclate» e finiscono nei forni a legna per fare il pane e le pizze. Non bastava la macabra scoperta fatta in quella nicchia dalla quale - solo per un puro caso, e per lo scrupolo di un familiare dei defunti sepolti - sono improvvisamente spuntate ossa e teschi appartenenti a sette salme non ancora identificate.
Ora arriva una sconvolgente conferma a ipotesi fino a ieri solo sussurrate: nel vorticoso giro di soldi che si svolge intorno alle attività cimitieriali c’è spazio anche per il riciclaggio delle bare che, invece di essere distrutte dopo le procedure di esumazione delle salme, vengono triturate e finiscono nel composto utilizzato per l’accensione dei forni a legna. Le conferme sono agli atti di un’indagine - una delle tante, come vedremo - in corso da parte della Procura di Napoli.
Atti d’indagine delegati ai carabinieri del comando provinciale di Napoli diretto dal colonnello Mario Cinque. Inutile aggiungere che il traffico di queste parti di legno (che per legge andrebbero smaltite secondo una rigorosa procedura fissata dalla legge) vengono, secondo l’ipotesi accusatoria, trafugate, poi trasportate e sfasciate prima di finire triturate e vendute ovviamente agli ignari acquirenti. Ma com’è possibile che accada tutto questo?
I regolamenti cimiteriali prevedono passaggi precisi, ai quali dovrebbero sovrintendere numerosi e diversi soggetti. Se il quadro accusatorio trovasse conferme, dunque, si dovrebbe ipotizzare il coinvolgimento di più soggetti, e dunque anche di qualche dipendente infedele addetto ai servizi cimiteriali. Negli ultimi mesi a Poggioreale come in molti altri cimiteri della città e della provincia di Napoli si sono susseguiti controlli, sopralluoghi e blitz da parte dei militari dell’Arma.
E la circostanza della sparizione non certificata delle bare è stata riscontrata, purtroppo, in casi non isolati. Si fa, insomma, sempre più fosco il quadro che emerge sulla realtà dei cimiteri nel Napoletano. E qui entra in gioco il ruolo della magistratura inquirente, chiamata a coordinare le indagini. I filoni investigativi riguardano più sezioni dell’ufficio inquirente guidato dal procuratore Giovandomenico Lepore: dalla sezione Reati contro la pubblica amministrazione (coordinata dal procuratore aggiunto Francesco greco) alla Direzione distrettuale antimafia (procuratori aggiunti Federico Cafiero de Raho, Rosario Cantelmo e Alessandro Pennasilico), ma anche la sezione Criminalità comune (procuratore aggiunto Giovanni Melillo).
Sullo sfondo, un universo popolato da dipendenti infedeli, faccendieri che si propongono per fornire servizi cimiteriali senza averne i requisiti e le autorizzazioni, e personaggi privi di scrupoli pronti a tutto pur di trarre un illecito guadagno anche sui poveri morti. Tornando a Poggioreale, basta girare tra i viali del più grande cimitero di Napoli per rendersi conto dello stato di incuria che continua a regnare nonostante le denunce.
Bare scoperchiate e abbandonate a cielo aperto, resti di ossa umane dispersi tra le erbacce, marmi di antiche tombe spaccati e mai riparati. L’eterno riposo che dovrebbe essere concesso ai resti umani resta, purtroppo, solo una pietosa aspettativa.
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