ovviamente nn parlo del periodo di quando Napoli era ricca..ma puramente di una questione di mentalità sporca e truffaldina...furba? una barzelletta...
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Inviato: Mercoledì 28 Luglio 2010, 14:17
VERAMENTE ASSURDO PORTARE IN SCOOTER I BAMBINI IN QUESTO MODO !!! ADDIRITTURA DUE !!!
Se non sbaglio sta foto è stata scattata a Barra
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domanda
il petisso
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Inviato: Mercoledì 28 Luglio 2010, 16:53
come mai qui al nord..i napoletani si fa solo in casa davati ad una bella GENOVESE o a pasta e patate? e fuori ci si adegua?..mi sapete rispondere?
qui in 3 su una lambretta nn ci si va...le regole più o meno vengono ripettate perkè?
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Inviato: Mercoledì 28 Luglio 2010, 17:15
Ti rispondo io con una domanda: perkè in centro il 90% dei centauri porta il casco ?
Te ne faccio un' altra va: perchè io non salgo piu su un marciapiede o mi faccio un controsenso in centro ?
A te le risposte
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ascolta
il petisso
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Inviato: Mercoledì 28 Luglio 2010, 23:24
in via roma...ho visto le stesse scene della foto...del casco ho notato siamo al 70 per il si....ma per me nn è un problema politico...è la capa ke nn c'è...per me
Re: ascolta
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Inviato: Giovedì 29 Luglio 2010, 1:09
il petisso ha scritto:
....ma per me nn è un problema politico...è la capa ke nn c'è...per me
??? Non l' ho capita...
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Glaciale82
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Inviato: Domenica 15 Agosto 2010, 21:40
da Il Mattino
NAPOLI (15 agosto) - «Napoli, 11 gennaio 1817. Entrata grandiosa: si scende per un’ora verso il mare attraverso un’ampia strada, scavata nella roccia tenera, sulla quale la città è costruita. Solidità dei muri. Albergo dei Poveri, primo edificio. È molto più impressionante di quella bomboniera, tanto vantata, che a Roma si chiama “porta del popolo”. Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo».
Così, 193 anni fa, Napoli incantava Stendhal.
Nulla di più lontano da ciò che oggi si offre al visitatore. Welcome to Naples. Benvenuti nella città senza più vocazione turistica, nella capitale dei servizi negati, delle bellezze degradate, in quel buco nero in cui nulla è impossibile, dove il forestiero finisce per diventare preda del primo delinquente, scippatore o truffatore che sia. Benvenuti, oggi è Ferragosto, ma persino il volenteroso Stendhal avrebbe difficoltà a digerire quello che abbiamo vissuto per un giorno, fingendoci turisti. Nove anni fa - anche allora d’estate - il Mattino pubblicò la stessa odissea.
Questa volta, se possibile, è andata anche peggio. Immaginate un turista che arrivi in treno. Prima tappa l’ufficio turistico all’interno della Stazione, personale attento e preparato, offerte ghiotte, a cominciare dalla Arte Card. Poi basta uscire su piazza Garibaldi e il sogno già si trasforma in incubo. Strade sporche e marciapiedi dissestati, il lezzo insopportabile di urina che ti prende alla gola; bancarelle e gruppi di rom che rovistano nei cassonetti dei rifiuti, alla ricerca di misere merci da esibire nello spiazzo poco distante dalla statua dell’Eroe dei due Mondi.
Non basta? No, non basta. A due passi dal bar Mexico sono tornate le bande dei truffatori specializzati nel gioco delle tre carte. «Questa vince e questa perde, prego puntate...». Almeno sette-otto complici, attori nati, c’è quello che si finge pollo con un accento vagamente lumbard, c’è il palo che quando vede arrivare i Falchi grida la parola d’ordine («La spesa, la spesa!») che fa squagliare tutti - banchetto compreso - e c’è pure il gancio che dopo averti adocchiato e scambiato per straniero ti viene accanto e sussurra, in un inglese chiaro e corretto: «Mister, non giocate, è meglio»; salvo poi aggiungere: «Ma se giocate, fatelo una volta sola, che questi sono dei maghi». Cediamo alla tentazione. Fuori i soldi: «Money, money, show your money, mister», fai vedere se hai i soldi, incalza con tono perentorio il lestofante dai capelli bianchi che tiene il gioco.
La gente passa e guarda, commiserando intimamente quel povero pollo con la banconota da 50 euro. Ma nessuno parla. E i 50 euro sono persi. L’abilità del manipolatore vince sempre.
Benvenuti a Napoli. Poco più avanti un altro banchetto, qui al posto delle carte ci sono le campanelline, ma la vergogna è la stessa. Altra banda, altre vittime: una coppia di giovani russi, che dopo aver perso 100 euro si ostinano a continuare in quel salasso. Ti chiedi se sei arrivato nel posto che immaginavi o, magari, hai sbagliato treno e sei arrivato a Timbuctu. Ma forse nemmeno nel Mali ti capiterebbero simili nefandezze. I predoni, qui, sono dietro ogni angolo. In questa bella compagnia non mancano, ovviamente, i dispensatori di «pacchi»: telecamere digitali o telefonini di ultima generazione vendute a prezzi prodigiosi. Tanto, poi, quando ti accorgi che nella confezione c’è il mattone è troppo tardi.
Torniamo indietro. Sul versante orientale della Stazione ci abborda un ometto sudato con la camicia fuori dai pantaloni. Taxi?». Non parla inglese, ma si fa capire ugualmente. È un abusivo. Uno dei tanti che di questi tempi sono ricomparsi, alla Ferrovia come intorno all’aeroporto di Capodichino. Chiede 200 euro per portarti a Pompei. Decisamente troppo. Optiamo così per il museo di Capodimonte, all’arrivo fanno 50 euro. E quando obiettiamo che con le tariffe predeterminate verrebbe meno della metà, l’omino perde l’aria serafica e si fa improvvisamente minaccioso. Ma non c’è una divisa, qualcuno cui implorare aiuto, e non resta che pagare. È in questo inferno metropolitano - fatto, inutile dire, di motociclisti che sfrecciano sui marciapiedi, di auto che non danno la precedenza ai pedoni, di semafori inutilmente accesi e di sporcizia e degrado materiale e morale che vive la città che incantò Stendhal.
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Inviato: Lunedì 16 Agosto 2010, 0:49
RACCAPPRICCIANTE, anche se aggettivi adatti non ce ne sono
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Diabolicus
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Inviato: Martedì 16 Novembre 2010, 10:38
ROMA — Non lo sapevano. Non avevano idea di quanto la situazione finanziaria della loro Regione, la Campania, fosse spaventosa. Che i debiti iscritti nel bilancio fossero schizzati del 90% in soli quattro anni. Che l’esposizione complessiva avesse raggiunto 11 miliardi e mezzo, o forse dodici, tredici, nessuno può dirlo con esattezza. Che le società regionali perdessero decine di milioni l’anno. Che la liquidità fosse scesa al livello di guardia. Che la sanità fosse un buco nero pieno di molte sorprese, come quella dell’Asl napoletana che aveva accumulato mesi di ritardo nelle fatture ma poi ha pagato due volte lo stesso fornitore. E non spiccioli: dodici milioni.
Non conoscevano, perché l’ispezione ancora non era conclusa, gli sconcertanti risultati della due diligence sui conti della Regione fatta dalla Ragioneria dello Stato su richiesta del governatore Stefano Caldoro. È l’unica spiegazione possibile. Altrimenti il Consiglio regionale avrebbe potuto approvare il 28 settembre scorso una delibera come quella rivelata ieri da Paolo Mainiero sul Mattino di Napoli? Televisore, studio dirigenziale con trittico di poltrone in pelle, Telepass per evitare le code ai caselli autostradali, computer fisso, Ipad o notebook: a scelta. Qualcosa, diciamo la verità, manca. Il frigobar, per esempio. Quello spetta soltanto ai consiglieri che hanno qualche incarico, cioè presidente, vicepresidente e componenti dell’ufficio dei presidenza, i capi del gruppi e i presidenti di commissione. «Soltanto» si fa per dire: perché sono 27 su 60, poco meno della metà di tutti quanti. Non erano al corrente, certamente, dei dettagli. Ma a pensare che credessero di vivere sul pianeta Papalla si farebbe un torto alla loro intelligenza. Ognuno di loro, del resto, prende una busta paga a fine mese e sa quello che c’è dentro: 4.500 euro netti più rimborsi spese che possono arrivare a 6.472 euro. Totale, 10.972 euro. Dieci mesi di stipendio di un operaio. Per non parlare degli alti papaveri.
Fra indennità e rimborsi il presidente del Consiglio della Campania, carica attualmente ricoperta da Paolo Romano del Popolo della libertà, può arrivare anche a 12.388 euro al mese. Certo, secondo gli ultimi dati contenuti nel sito parlamentiregionali.it i suoi colleghi della Sicilia (14.329 euro), della Calabria (13.353) e del Lazio (12.548) guadagnano qualcosina in più. Ma ce n’è in ogni caso abbastanza anche per comprarsi il frigobar. Eventualità che non è stata però nemmeno presa lontanamente in considerazione. Del resto, cosa volete che siano 27 Ipad o altrettanti frigobar nel mare magno delle spese del Consiglio regionale campano? Un carrozzone con 500 dipendenti per 60 consiglieri, con un rapporto di oltre otto a uno. Per capirci, alla Camera dei deputati quel rapporto è di tre a uno. Idem al Senato. Cinquecento, e tutti entrati per distacco da altre amministrazioni pubbliche o società controllate da enti locali, distacchi poi sanati con leggine regionali. Per quarant’anni non è mai stato fatto un concorso per reclutare i dipendenti del Consiglio regionale campano, nonostante la Costituzione stabilisca che nella pubblica amministrazione si possa entrare soltanto dopo averne superato uno.
Per onestà va detto che la Regione Campania è in buona compagnia. Con una spesa nettamente superiore alla somma dei bilanci di Montecitorio e palazzo Madama, i consigli regionali rappresentano una fetta decisamente importante dei costi della politica. Anche se è quella sulla quale mai si è intervenuto come si sarebbe dovuto fare per rispetto ai cittadini che pagano le tasse. Qualche caso? L’assemblea regionale siciliana ha 90 consiglieri: il 50% in più rispetto alla Campania, regione che ha una popolazione superiore del 15% a quella della Sicilia. Novanta consiglieri sono dieci più anche della Lombardia, dove i residenti sono addirittura il doppio della Sicilia. Ciascuno di loro, per giunta, ha un costo medio superiore a quello di un senatore. La Calabria ha 50 consiglieri regionali, dieci in meno della Campania, pur avendo circa un terzo della sua popolazione. Il consiglio ha un numero di dipendenti che si aggira intorno ai 350. Con un rapporto, anche qui, nettamente squilibrato rispetto alla Camera e al Senato: sette a uno. Che dire poi del Lazio? Prima delle ultime elezioni, il consiglio uscente ha approvato un bilancio che ha previsto per il 2010 un incremento delle spese dell’8,1%. Sei volte l’inflazione.
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